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Documento programmatico


Questo documento, è stato approvato nel corso di una assemblea di sociologi accademici riuniti
all'Istituto Sturzo di Roma il 31 gennaio 1997. I partecipanti a questo incontro si riconoscono nei
contenuti proposti nel documento «Sociologia per la persona» e li assumono come criteri del loro
impegno scientifico, culturale e sociale.
Il gruppo di lavoro*, che ha curato la stesura del documento programmatico, ringrazia la Rivista che
gentilmente ospita il testo e si augura che esso possa stimolare tra tutti i colleghi una discussione
franca e leale, così da rinsaldare le basi comuni del lavoro scientifico.
* Vincenzo Cesareo, Università Cattolica di Milano; Michele Colasanto, Università Cattolica di
Milano; Luigi Frudà, Università di Teramo; Alberto Gasparini, Università di Trieste; Renzo Gubert,
Università di Trento; Paolo Guidicini, Università di Bologna; Michele La Rosa, Università di
Bologna; Alberto Merler, Università di Sassari; Mauro Palumbo, Università di Genova; Gloria
Pirzio Ammassari, Università la Sapienza di Roma; Emanuele Sgroi, Università di Palermo.
SOCIOLOGIA PER LA PERSONA. DOCUMENTO PROGRAMMATICO
I - SOC IOLOGIA PER LA PERSONA. IDENTITÀ E OPZIONI
La società italiana sta vivendo una trasformazione di ampia portata, che coinvolge non solo i
principali aspetti strutturali (demografia, economia, politica), ma anche la vita quotidiana di milioni di
persone e il complesso di valori e di regole cui esse si riferiscono. Si tratta di fenomeni che in parte
sono da tempo all'attenzione della comunità sociologica: basti pensare ai mutamenti della dimensione
valoriale, agli effetti delle migrazioni internazionali, all'emergere di nuove povertà, alla crisi del
welfare state e all'evoluzione delle politiche sociali. Altri stanno acquisendo rilevanza nelle ricerche e
nelle riflessioni sociologiche: è il caso ad esempio delle trasformazioni del significato del lavoro e
delle nuove relazioni tra sistema formativo e sistema sociale. Alcuni temi risultano invece ancora
marginali nella riflessione sociologica, nonostante il loro rilievo sul piano della vita quotidiana e dei
mutamenti nelle forme della convivenza civile. È il caso, ad esempio, dello sconvolgimento delle
regole sociali, che assume evidenza nei fenomeni macroscopici dell'illegalità diffusa, delle nuove
forme di cittadinanza attiva, delle reti relazionali che si sostituiscono o si aggiungono alle tradizionali
agenzie di socializzazione secondaria; o ancora, della valutazione delle politiche pubbliche, ambito di
studio di crescente importanza, fino ad ora curato soprattutto da economisti e politologi.
In analogia a quanto si verificò nelle fasi fondative della disciplina, le trasformazioni sociali in atto a
livello planetario e, con le loro peculiarità, a livello nazionale, sollecitano la sociologia a proporre
nuovi strumenti e nuovi modelli di lettura della realtà, a svolgere ricerche sui fenomeni emergenti; in
breve, a proporre chiavi di lettura capaci di fornire interpretazioni appropriate di un mondo in
trasformazione, per sostenere i soggetti nel loro agire sociale.
La sfida che si profila coinvolge l'intera comunità sociologica e le sue pratiche professionali. Si tratta
di proporre modelli teorici e approcci metodologici adeguati e di concentrare gli sforzi di ricerca sui
punti chiave dei processi di trasformazione in atto, oltre che di assicurare l'opportuna diffusione ai
risultati della ricerca stessa, per formare un'opinione pubblica consapevole.
Rispetto a questa sfida il concorso alla creazione di una comunità scientifica e professionale
responsabile e autorevole costituisce un adempimento necessario ma non sufficiente. Occorre infatti
operare con altrettanta decisione sul piano dei valori e dell'impegno sociale e culturale. Soprattutto in
una fase di grande trasformazione, l'incisività del contributo della riflessione scientifica dipende infatti
tanto dalla coerenza e dalla fondazione empirica delle analisi prodotte, quanto dal reale consenso ai
valori della solidarietà, della crescita personale e comunitaria, dell'equità e della giustizia, del rispetto
per le diversità. L'avalutatività, che presiede alla scientificità della riflessione sociologica, deve infatti
essere unita a una corrispondente dose di compartecipazione responsabile ai problemi della società:
solo un occhio disincantato ma non disamorato, imparziale ma non indifferente, può unire razionalità
e impegno nell'indispensabile funzione di servizio al paese che la sociologia è chiamata a svolgere.
«Sociologia per la persona» nasce da un'ormai lunga e matura esperienza d'incontro, di
cooperazione e d'impegno nella vita associativa di numerosi sociologi italiani, motivata dal
desiderio di sottrarre la sociologia ai rischi di strumentalizzazione, ai quali è sottoposta una
disciplina a elevato impatto sociale. Un'esperienza che ha generato in passato anche coraggiose
scelte contro corrente, nelle quali si sono successivamente riconosciuti molti colleghi anche di
diverso orientamento culturale, e che oggi si prefigge nuovamente di proporre riflessioni critiche
sulla società contemporanea.
Tale obiettivo scaturisce dall'attenzione per la persona e la sua libertà, che affonda le proprie radici in
concezioni di pensiero diverse - in quella cristiana e in analoghe visioni costruttive della dignità
umana - e sollecita oggi nuove e più ampie responsabilità affinché la sociologia, crescendo come
disciplina scientifica, possa anche servire meglio l'essere umano.
Pur muovendo da esperienze diverse, ma sulla base della condivisione di precisi valori, quali il
primato della persona nell'organizzazione sociale e quindi il primato della sua libertà all'interno della
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sua appartenenza comunitaria, «Sociologia per la persona» si ispira al rigore scientifico quale ideale
regolativo. Essa si propone di orientare la ricerca e la riflessione teorica su tematiche centrali per lo
sviluppo sociale e per la crescita di una convivenza civile, libera, democratica, solidale, rispettosa
delle diverse culture e capace di valorizzare i diversi ambiti associativi e comunitari, ad iniziare da
quello familiare, nel quale la persona cresce e si esprime.
Attraverso il dialogo e il confronto fra tutti i sociologi animati dalle medesime tensioni ideali, essa
promuove occasioni di formazione di nuove risorse professionali e accademiche, agevola una più
forte consapevolezza delle interconnessioni tra sapere sociologico e società civile, fra i centri di
ricerca scientifica e la multiforme pluralità delle reti sociali, sia tramite un costante approfondimento
dello statuto epistemologico dell'analisi sociologica, sia attraverso un rigoroso controllo della qualità
dei metodi di ricerca impiegati.
II -LE REGOLE DEONTOLOGICHE IN CAMPO ACCADEMICO E PROFESSIONALE
L'impegno di coloro che a diverso titolo praticano la disciplina sociologica riguarderà innanzi tutto
l'ambito accademico e professionale, nonché i connessi terreni della formazione, della ricerca e della
pratica professionale, nella convinzione che il perseguimento della conoscenza scientifica e il
contributo culturale alla crescita civile e sociale del paese siano due dimensioni necessariamente
convergenti.
Le iniziative che - come singoli o come gruppo - intendiamo promuovere, saranno ispirate dai
principi e dalle priorità indicate in questo documento. Riteniamo peraltro che le organizzazioni
accademiche e professionali dei sociologi italiani siano chiamate nel loro insieme a misurarsi con
queste sfide. Forte sarà quindi l'impegno di quanti si riconoscono in questo documento, finalizzato a
un'incisiva azione di stimolo e di contributo scientifico ed operativo all'attività di tali associazioni.
La fase che la società italiana sta attraversando ci sollecita a interrogarci sul contributo che la
sociologia può e deve offrire in primo luogo alla società civile, e quindi alla ridefinizione
istituzionale e ai temi di sviluppo della nostra università nel momento in cui su di essa, proprio
mentre è impegnata nell'avvio della difficile esperienza dell'autonomia, sembrano accumularsi i pesi
di problemi irrisolti e di nuove tensioni. Indubbiamente i principali nodi sono individuati nel
reclutamento e nella selezione del personale docente, nelle angustie finanziarie, nell'inadeguatezza
del rapporto formativo con gli studenti, nello squilibrio tra il costo del sistema universitario e la sua
effettiva resa in termini di efficacia ed efficienza, di qualità della formazione impartita e di quota di
giovani che dalla loro iscrizione giungono alla laurea.
Al di là dell'impegno personale, di quello dell'AIS e degli altri organismi associativi, avvertiamo
l'esigenza di attivarci in qualche forma innovativa, pubblicamente e responsabilmente, come gruppo
di sociologi che condividono un'idea di «sociologia per la persona», vincolata ai valori della
promozione della persona, della comunità, del rispetto e del dialogo tra le culture, della solidarietà
come tipo privilegiato di relazione sociale e del principio di sussidiarietà.
Uno dei primi contributi che ci impegniamo ad offrire è costituito da una riflessione critica e
propositiva, con l'auspicabile collaborazione di tutti i sociologi, sulla deontologia in ambito
accademico e professionale.
L'esperienza ci ha insegnato che, per la riforma delle istituzioni e la loro buona qualità funzionale,
non ci sono ingegnerie normative di carattere risolutivo. Queste ultime costituiscono uno strumento
utile soltanto se calate in un coerente processo di esperienze organizzative concrete e sperimentabili
e se animate da un insieme sistematico di regole che abbiano evidenza pubblica e che ispirino e
convalidino comportamenti individuali e collettivi, personali e istituzionali.
Nella situazione attuale la riconferma vigorosa di valori e la proposta di nuove regole vanno riferite
a tre momenti essenziali: i primi due relativi alla professione accademica in generale, il terzo allo
specifico esercizio della professione sociologica. Questi momenti sono così individuabili:
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a) L'impegno esplicito a favore della trasparenza e della rilegittimazione dei processi di
reclutamento e selezione del personale docente. In questa linea si muovono concretamente le
iniziative seminariali già in corso e rivolte a provocare stimoli e occasioni di confronto e di
visibilità dei nostri ricercatori e dei giovani studiosi che, nonostante le difficoltà di accesso, hanno
continuato ad impegnarsi nell'esperienza accademica.
A questo riguardo particolare importanza assume inoltre l'ampliamento del numero dei dottorati di
ricerca in sociologia, anche in vista di una liberalizzazione degli accessi e dello sviluppo delle
scuole di specializzazione professionalizzanti.
b) Lo sforzo teso a restituire al rapporto docente-discente tutto il suo significato educativo, e a
richiamare, grazie anche ad atti e comportamenti visibili e riconoscibili, la responsabilità personale
dell'insegnamento, spesso trascurato e avvilito con l'alibi dell'università di massa a causa della
dislocazione degli interessi del docente su altri terreni.
c) La volontà di tutelare la dignità pubblica della sociologia e della ricerca sociologica applicata,
nell'interesse della totalità della nostra comunità scientifica, assumendo su piani strettamente
scientifici la responsabilità di esprimersi e confrontarsi anche sui grandi problemi del sistema-Italia,
così da favorire il dovuto apprezzamento dell'analisi sociologica. Lo strumento del confronto
sistematico, in un clima aperto e rigoroso, teso a creare uno spazio pubblico che renda possibile il
riconoscimento della qualità della ricerca sociologica all'interno della comunità scientifica di
appartenenza, è un'esigenza improrogabile e l'unica via percorribile a difesa dello status della
sociologia tra le scienze sociali. Convinti come siamo, soprattutto in questo momento storico, della
necessità di favorire la diffusione delle ricerche e delle riflessioni teoriche capaci di accrescere la
capacità della società, nelle sue diverse articolazioni ed espressioni, di governare la trasformazione
in atto, reputiamo prioritaria la creazione di questo spazio pubblico e il conseguente orientamento
della ricerca su temi strategici per lo sviluppo civile e sociale del paese.
d) L'impegno per la definizione di un codice etico del sociologo il quale, coronando la dignità di
una professione oggi non adeguatamente valorizzata nel nostro paese, offra idonee garanzie in
merito ai suoi obblighi nei confronti degli utenti, delle istituzioni, degli altri professionisti, del
contesto sociale in cui si inserisce la sua attività. Si tratta in particolare di assicurare:
- un'adeguata applicazione del corpo teorico rilevante per la professione;
- la massima correttezza nell'uso delle metodologie della ricerca, avuto riguardo sia alla garanzia
dell'anonimato che alle modalità di divulgazione dei risultati sui mezzi di comunicazione di massa;
- la salvaguardia dell'autonomia del ricercatore nei rapporti con i committenti delle ricerche, nonché
la disciplina dei casi in cui i loro risultati non possono essere divulgati;
- un corretto rapporto con i colleghi, segnatamente quando le relazioni sono caratterizzate da
asimmetrie di potere all'interno delle organizzazioni;
- un corretto rapporto con i professionisti di altre discipline, che non può prescindere da una più
chiara delimitazione delle competenze, per una loro efficace complementarità;
- i termini in cui si configurano gli obblighi nei confronti del contesto sociale al cui interno si
inserisce l'attività professionale e di ricerca.
III - LA POLITICA DELIA RICERCA SOCIALE NELLA DIMENSIONE NAZIONALE ED
EUROPEA
Il rilancio e la più ampia legittimazione pubblica della sociologia si legano all'esigenza di una
riformulazione organizzativa del complesso della ricerca sociologica italiana e alla parallela
riaggregazione delle risorse disponibili.
Al di là delle iniziative dei singoli ricercatori o nuclei di ricerca, si deve porre mano alle questioni
della valutazione complessiva del ruolo della ricerca sociologica, della sua visibilità nel contesto più
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generale del mondo della ricerca, accademica e non, della sua rilevanza quantitativa nel sistema del
finanziamento della ricerca scientifica italiana ed europea.
Com'è noto, il comparto delle scienze sociali, e della sociologia in particolare, rischia una ingenerosa
emarginazione rispetto al complesso delle risorse erogate in ambito sia nazionale (pubblico e non), sia
europeo.
A tale scompenso si accompagna la scarsa organizzazione della ricerca sociologica italiana, spesso
polverizzata territorialmente, frammentata tematicamente e sempre più rivolta, di necessità, a micro
interlocuzioni, con una variegata tipologia di committenti. In una situazione in cui le risorse
complessive disponibili tendono a contrarsi, si accentua la distanza fra comparti scientifici fortemente
organizzati in modo formale (settori tecnologici) e comparti (scienze sociali) privi di una
strutturazione consolidata, i cui membri si presentano sul ristretto mercato della ricerca per lo più
come singoli, in competizione (impari) non solo con gli altri comparti disciplinari, ma anche con gli
appartenenti al proprio gruppo accademico di riferimento.
Nel passato, in diversi contesti, tale questione era già stata autorevolmente posta; dalla riflessione che
ne seguì derivò l'indicazione di costituire un organismo aggregato e istituzionalmente formalizzato per
dare forza di interlocuzione pubblica e di mercato alle scienze sociali e in particolare alla sociologia.
Le ulteriori ristrettezze finanziarie, impostesi in questi anni nell'ambito del finanziamento pubblico
della ricerca, sommate all'estrema difficoltà e, in molti casi, all'impossibilità di adire a finanziamenti
U.E., ci impongono di avviare con urgenza un progetto di valorizzazione e razionalizzazione
dell'esistente che porti alla costituzione di un organismo autonomo in grado di rappresentare,
sviluppare e organizzare, secondo piani pluriennali, la ricerca sociologica in Italia, anche in
connessione con programmi di ricerca europei. Sotto questo profilo ci impegniamo a sostenere le
iniziative in corso a cura dell'AIS per la creazione di un Ente Nazionale per la ricerca sociologica,
anche attraverso la promozione di aggregazioni nazionali tra gruppi, dipartimenti, centri di ricerca,
sia per tematiche sia per reti funzionali e produzioni comuni o consorziate, in modo tale da
diffondere una nuova cultura operativa e progettuale, capace di supportare dal basso la progressiva
realizzazione del progetto nazionale complessivo.
IV - LA SOCIOLOGIA NELLA FORMAZIONE ACCADEMICA AL LAVORO SCIENTIFICO E
AL LAVORO SOCIALE
Al fine di aggiornare o riprogettare contenuti e profili delle professionalità sociologiche è ormai
indispensabile realizzare una valutazione realistica delle vicende che hanno accompagnato
l'affermazione della sociologia nelle Università italiane dal dopoguerra ad oggi; affermazione che,
prima vigorosa e imponente, è stata poi seguita paradossalmente dall'attuale fase di relativa
stazionarietà. Dal dibattito fin qui svolto emergono prioritariamente le seguenti riflessioni:
a) La necessità della definizione di un più mirato status epistemologico che legittimi maggiormente
la disciplina e gli studiosi all'esterno del mondo della ricerca scientifica e nell'ambìto di quello delle
scienze sociali in particolare.
b) L'impegno a livello nazionale ad affrontare la questione della disparità di trattamento tra
discipline strettamente sociologiche e scienze sociali: al di là degli obblighi tabellari, a fronte di un
buon accoglimento delle scienze sociali nelle Facoltà o Consigli di corso di laurea in Sociologia e
Scienze Politiche, dobbiamo registrare, al contrario, la progressiva limitazione della presenza delle
discipline sociologiche nelle Facoltà di Economia, Giurisprudenza, Psicologia, Lettere e in diversi
Diplomi universitari. Di contro, la valenza formativa generale della sociologia deve essere
riaffermata in tutti i curricoli di studio, ivi inclusi quelli a carattere più specificamente
professionalizzante. Del pari, è necessario affermare con vigore il principio secondo il quale
l'insegnamento delle discipline sociologiche deve essere di norma affidato a sociologi e non a
studiosi di altri campi disciplinari, come accade, ad esempio, per sociologia urbana ad opera di
urbanisti o per sociologia dell'educazione ad opera di pedagogisti.
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c) Il problema di una presenza non sistematica della sociologia sul fronte della ricerca
interdisciplinare nel più vasto contesto delle scienze sociali. A nessuno può sfuggire, non solo oggi,
ma anche e soprattutto in prospettiva, la particolarità di una situazione in cui le scelte di
programmazione politica dello sviluppo del paese vengono assunte essenzialmente obbedendo a una
logica economica o giuridico-normativa, così come le scelte di politica ambientale avvengono
unicamente in base a criteri naturalistici o tecnologici, mentre lo spazio di pertinenza sociale e
sociologica viene spesso indirettamente coperto dal ricorso al senso comune o direttamente da
indirizzi politici che dichiarano, spesso senza fondamenti scientifici, di trarre appropriato
riferimento dai bisogni, dalle richieste e dalle attese della «gente» e della società.
d) All'esigenza di una maggiore presenza della sociologia e della ricerca sociale nelle fasi di
definizione dei programmi pubblici, si unisce la necessità di un più esteso ed appropriato ricorso
alla sociologia nella valutazione degli esiti di tali programmi. La diffusione che conosce oggi
l'attività di valutazione, necessario complemento della trasparenza e della democraticità dei processi
decisionali in ambito pubblico, non trova infatti corrispondenza in un adeguato impegno, per qualità
e quantità, della teoria sociologica e della metodologia della ricerca sociale, né in un adeguato
riconoscimento nella sua prassi della professionalità del sociologo.
e) Il chiarimento del rapporto tra progettazione e gestione delle politiche sociali e tra sociologia e
lavoro nei servizi sociali. Per una complessa serie di fattori vi è una tendenza a considerare l'ambito
dei servizi sociali unicamente in un'ottica di emergenze e di intervento sugli strati sociali più deboli,
un territorio per le scienze politiche e sociali di tipo residuale, certamente congruente e
specializzato, ma non sufficientemente autonomo, al punto di riconoscergli piena capacità operativa,
programmatoria, progettuale e valutativa.
II superamento della perdurante indecisione circa l'insegnamento della sociologia nelle scuole medie
inferiori e superiori e, in prospettiva, l'incertezza sull'affidamento riservato ai sociologi in via
esclusiva. Nel merito occorre fare urgentemente chiarezza, individuando gli interlocutori idonei per
venire a capo della questione con adeguati interventi legislativi. Frattanto, oltre a rivendicare ai
sociologi l'esclusiva dell'insegnamento della sociologia, la disciplina va promossa anche a livello di
scuola secondaria attivandosi, se occorre. per la progettazione di libri di testo integrativi, appropriati e
scientificamente dignitosi.
V - L'ORGANIZZAZIONE DELLA COMUNITA PROFESSIONALE: L'ALBO E L'ORDINE
PROFESSIONALE
Il processo di insediamento e di riconoscimento accademico della disciplina, avvenuto relativamente
tardi nelle Università italiane, nonché la necessità di formare una generazione di studiosi e di
ricercatori con una preparazione adeguata per produrre e sostenere un'immagine positiva delle
funzioni sociali della sociologia nel processo di sviluppo del nostro paese, hanno forse messo in
ombra la rilevanza degli interrogativi che intanto si andavano ponendo circa gli sbocchi professionali
dei giovani laureati nette facoltà di sociologia o di indirizzo sociologico.
Occorre perciò farsi carico dell'oggettivo ritardo con cui la comunità scientifica ha affrontato il
problema della caratterizzazione professionale dei giovani sociologi, nonché dell'esigenza di
sviluppare significativi collegamenti e continuativi rapporti di collaborazione tra sedi universitarie per
la formazione curricolare del sociologo e di altri operatori con formazione sociologica.
Un'accelerazione in tal senso era stata indubbiamente impressa dalla istituzione del Servizio sanitario
nazionale e dal riconoscimento esplicito che lo stato giuridico del personale del Servizio ha attuato in
merito al profilo professionale del sociologo. Tale riconoscimento collocava il sociologo nell'ambito
dei servizi volti allo sviluppo delle risorse umane e dell'organizzazione, e successivamente lo
attribuiva ai nuclei di valutazione della qualità dei servizi e di promozione della partecipazione degli
utenti alla valutazione degli stessi servizi. Ciò ha consentito una più netta individuazione del ruolo
operativo del sociologo ed una più accentuata e mirata attenzione al processo di
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professionalizzazione, ma ha messo in ombra la pluralità dei percorsi formativi e degli approdi
professionali dei sociologi, le cui concrete possibilità occupazionali, in forma dipendente o autonoma,
debbono essere sostenute in numerosi altri ambiti di attività, dai servizi sociali alla ricerca,
dall'organizzazione aziendale alla comunicazione, dalla programmazione alla valorizzazione
dell'ambiente.
Seppur lentamente e con qualche incertezza, abbiamo assistito alla formazione di tiri movimento volto
a dare una identità professionale al lavoro sociologico, che in molti casi abbiamo anche direttamente
favorito e sostenuto. Il processo tuttora in atto di elaborazione e di approvazione in sede parlamentare
della legge istitutiva dell'albo e dell'ordine professionale dei sociologi costituisce quindi un evento di
particolare importanza che va sostenuto e sviluppato senza riserve, anche a partire dalle strutture di
insegnamento universitario della disciplina.
Riteniamo anzi che, una volta che si sia positivamente risolto il cammino legislativo dell'istituzione
dell'albo e dell'ordine, anche con il concorso esplicito dell'associazionismo dei sociologi universitari
(AIS) e dei Consigli di Facoltà e dei corsi di laurea più direttamente interessati a tale risultato,
l'università stessa debba adottare ulteriori iniziative didattiche e di ricerca utili a sostenere e a
qualificare con continuità il processo di riconoscimento istituzionale e normativo della disciplina.
Occorre quindi impegnarsi per supportare i sociologi professionali nella creazione di una rete di
comunicazioni e di scambio, di un ambito di riconoscimento e di legittimazione di quanto
quotidianamente prodotto dagli stessi, di regole di comportamento riconosciute ed accettate come
vincolanti all'interno della dimensione associativa, ma al tempo stesso idonee a tutelare l'esercizio
dell'attività professionale nelle più diverse sedi, anche attraverso la promozione di esperienze mirate
di corsi di perfezionamento, di master di alta qualificazione dei sociologi nei campi cruciali di
sviluppo della disciplina, di altre iniziative oggetto di cooperazione e di eventuali consorzi con più
sedi universitarie e professionali.
VI- QUALE FUTURO DI «SOCIOLOGIA PER LA PERSONA»
Queste considerazioni vogliono proporsi come una piattaforma ampia e aperta, offerta alla riflessione
dei colleghi e indirizzata all'avvio di un serrato confronto su temi specifici e concreti. Esprimono
altresì un orientamento comune di fondo che costituisce una prima e certamente ancora incompleta
formalizzazione di quel patrimonio prezioso di sentire comune accumulato in tanti anni di incontri e
di scambi.
Le idee in cui ci riconosciamo devono costituire la ragione forte del nostro stare assieme, i cui positivi
frutti dovranno essere prodotti all'interno delle diverse sedi scientifiche, accademiche e professionali,
nelle quali si svolge quotidianamente il nostro lavoro.
Esse potranno tuttavia dar luogo a ulteriori più specifiche modalità di organizzazione e di lavoro
scientifico che saranno meglio precisate nel corso del nostro lavoro comune.

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