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Ricerca e internazionalizzazione: costruire ponti tra studiosi e studiose dentro e fuori i confini europei

 

Occorre, tuttavia, impegnarsi a esplorare e attingere a tutte le risorse che gli Atenei mettono a nostra disposizione, per rendere sempre più feconda l’attività di ricerca e di produzione scientifica su questo fronte.

Ma come fare per ampliare la propria rete di contatti? Inoltre, una volta stabiliti nuovi contatti, in che modo, e con quali risorse, riuscire a incontrarsi con i colleghi stranieri per condividere momenti di riflessione comune?

Una prima opportunità da considerare con interesse, anche perché spesso le risorse disponibili sono poco utilizzate, concerne la mobilità Erasmus docenti (teaching staff mobility). Alla Sapienza nell’a.a. 2014-2015 sono partiti per teaching staff mobility appena 80 docenti e ne sono stati accolti 88. Questo tipo di mobilità non è ancora molto utilizzato e, invece, può consentire di coniugare un impegno didattico sostenibile con la possibilità di trovarsi a lavorare gomito a gomito, per un periodo variabile tra una settimana e un mese, con colleghi europei con i quali si è condiviso un comune lavoro di ricerca o di studio. Inoltre, la mobilità internazionale dei docenti favorisce il rafforzamento degli accordi bilaterali in essere, sostenendo l’incremento degli studenti incoming e outgoing.

Ma come avviare e formalizzare degli accordi bilaterali nell’ambito del programma Erasmus+?

La partecipazione a convegni internazionali costituisce senza dubbio una buona occasione per stringere nuovi contatti con colleghi e colleghe di altre università europee con i/le quali, una volta verificata la coerenza dei rispettivi corsi di studio, è possibile avviare la formalizzazione di un accordo bilaterale che contempli, accanto alla mobilità studenti, la mobilità docenti.

Qualcuno potrebbe, però, obiettare che, oggi, i fondi per finanziare la partecipazione a convegni spesso non ci sono.

Se, dunque, il/la giovane ricercatore/trice non disponesse di risorse per partecipare a convegni, potrebbe pensare di presentare un progetto di convegno internazionale nell’ambito di call di Ateneo volte a finanziare questo tipo di eventi. Chi scrive conosce la realtà della Sapienza e, magari, non in tutti gli Atenei queste opportunità sono disponibili allo stesso modo e nella stessa entità. Resta, comunque, una strada da esplorare. Organizzare un buon convegno tematico annuale con una significativa partecipazione di colleghi stranieri, può rappresentare un fecondo canale di avvicinamento e contatto con studiosi di altri Paesi e atenei.

Infine, un’altra strada per stabilire collaborazioni di studio e ricerca con colleghi e colleghe di Paesi extra-europei, è quella dei bandi per la cooperazione internazionale. Ci sono bandi centrati sullo scambio in termini di opportunità didattiche (es. organizzazione di summer o winter school), altri orientati alla ricerca. Al momento, anche questo ambito non è ancora molto praticato e non è particolarmente difficile ottenere finanziamenti. I moduli da compilare sono agili e anche la strutturazione della proposta progettuale non è particolarmente complessa. L’aspetto più difficile in questi progetti è impostare l’accordo quadro tra le due università coinvolte (ciò necessita anche di un passaggio in Senato accademico) e ottenere da parte dell’università presso la quale si svolgerà l’intervento formativo o di ricerca una lettera di accettazione del medesimo. In genere, le università accolgono favorevolmente queste iniziative: si tratta, infatti, di attività che portano valore aggiunto a costo zero. Il proponente a sua volta può trarre vantaggio da queste iniziative, potendo avviare ulteriori attività di ricerca nel periodo di permanenza presso la struttura di accoglienza.

Ovviamente, queste sono solo alcune delle strade possibili da percorrere per estendere la propria rete di contatti, ma possono rappresentare un primo punto di partenza.

Certo è che, se ciascuno di noi condividesse le proprie reti di contatti con i colleghi, almeno con coloro che sono impegnati in ambiti di ricerca affini, si potrebbe pensare di costruire dei network tematici di contatti da considerare non solo ai fini del rafforzamento della produzione scientifica internazionale, ma anche per la formazione di partnership impegnate nella partecipazione a call particolarmente sfidanti, come quelle di Horizon 2020.

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